Piano d’emergenza UE per uscita Grecia dall’euro

di ND82 Commenta

A far crollare nuovamente le borse continentali e l’euro è stata la notizia, diffusa a margine del vertice straordinario UE, della preparazione di un piano B in vista dell’uscita della Grecia dall’unione monetaria

Ieri è stata una giornata molto negativa per le borse europee e per la moneta unica europea. Le forti vendite hanno portato a bruciare altri 140 miliardi di capitalizzazione in Europa: nell’intraday la borsa di Milano aveva superato una perdita del 4%. A far crollare nuovamente le borse continentali e l’euro è stata la notizia, diffusa a margine del vertice straordinario UE, della preparazione di un piano B in vista dell’uscita della Grecia dall’unione monetaria. L’indicazione sarebbe arrivata dai funzionari del team di lavoro dell’Eurogruppo.

In virtù di questo piano, ogni paese membro dell’unione monetaria dovrebbe preparare individualmente un piano di emergenza in caso di uscita della Grecia dall’euro (Grexit). Fonti europee hanno, però, smentito la notizia dichiarando che “non ci sono stati accordi su piani di emergenza né si è discusso di un’eventuale uscita della Grecia dall’euro”. La smentita è arrivata anche dal ministero delle Finanze greco, che ha definito “falsa” la notizia.

GARANZIA EUROPEA SUI DEPOSITI BANCARI ALLO STUDIO

Tuttavia, ad aumentare il nervosismo sui mercati ci ha pensato il ministro delle Finanze belga Steven Vanackere, che dal vertice UE di Bruxelles ha affermato che i piani di emergenza per un’uscita della Grecia dall’euro esistono ed è da irresponsabili affermare il contrario. Secondo l’International Institute of Finance, in caso di uscita della Grecia dall’euro potrebbe esserci una perdita complessiva per il sistema pari a mille miliardi di dollari.

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Il paese più esposto alla Grecia è la Francia, poi Germania e Regno Unito. Tuttavia, questi paesi hanno ridotto sensibilmente l’esposizione da fine 2010 a fine 2011. Intanto è circolata la notizia che anche la BCE avrebbe predisposto un gruppo di crisi per far fronte all’eventuale ritorno della Grecia alla dracma. Inoltre, potrebbe avvenire un divorzio consensuale con un ulteriore prestito finale di Ue e Fmi a favore di Atene pari a 50 miliardi di euro.

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