Vivendi: via legale unica da intraprendere per Telecom?

di Valentina Cervelli Commenta

Dopo anni di controllo essenzialmente libero da problematiche Vivendi si trova a dover affrontare all’interno di Telecom Italia quelle che sono le conseguenze del comportamento societario tenuto fino a questo momento, soprattutto con Elliott Management e Cassa Depositi e Prestiti a fare pressione. La via legale è da considerare l’unica soluzione?

E’ innegabile che la prossima assemblea del 24 aprile deve essere considerata basilare per quello che sarà il nuovo percorso della società di telecomunicazioni: nel corso della stessa infatti avverrà la votazione relativa alla rimozione dei sei consiglieri “francesi” dopo le loro dimissioni e la loro sostituzione con altri suggeriti dai restanti partecipanti.

Analizzando la situazione, ad appoggiare Vincent Bolloré e la sua azienda rimarrebbero solamente i fondi francesi per un totale del 5% del capitale totale: è qui che la “via legale” trova ampio margine di impatto, avendo Vivendi presentato ricorso in tribunale contro l’integrazione dell’ordine del giorno decisa dai sindaci di Telecom Italia a suo tempo. Sarà in grado il giudice di adottare entro il 24 aprile dei provvedimenti d’urgenza senza rischiare una vera e propria paralisi dell’attività societaria?

Questo sarebbe deleterio per il titolo Telecom che, in quest’ultima settimana, è stato in grado di recuperare circa l’8% circa: fattore che lega in un certo senso le mani a Vivendi rispetto ad un disimpegno nei confronti dell’assetto stesso e che sarebbe quasi agevolato dopo che lo scorporo della rete al momento “in corso” avverrà effettivamente. Essa infatti passerebbe da un valore di circa 9 miliardi di euro ad uno di 15 miliardi.

 

Insomma, lasciarsi andare ad ulteriori colpi di testa non conviene a Vivendi tanto quanto attendere possibili azioni giudiziarie.

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