Nessun aumento di capitale per Mediobanca

di Fabrizio Martini Commenta

Alla conferenza degli analisti l'ad di Mediobanca ha annunciato che l'azienda non ha necessità di alcun aumento di capitale.

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L’amministratore delegato di Mediobanca Alberto Nagel ha dichiarato che la stessa azienda non ha alcuna necessità di aumento di capitale. Per questo motivo Mediobanca non ha effettuato alcuna operazione del genere e non ha alcuna intenzione di farlo. Lo stesso amministratore delegato ha ricordato che la banca d’affari non ha infatti effettuato aumenti di capitale da ben 15 anni, proprio perchè si tratta di un soggetto completamente diverso nel panorama nazionale.  Il sistema bancario italiano ha infatti raccolto ben 36 miliardi di euro. Una precisazione che è stata posta in una particolare occasione, quale la presentazione del piano di sviluppo per tutti gli anni fino 2016 agli analisti.


Mediobanca ha già venduto partecipazioni  negli ultimi dieci anni per un valore di oltre 3 miliardi di euro. Da questo motivo giunge la decisione  di cedere il 3% di Generali. L’azienda è infatti troppo concentrata su un singolo asset e questo potrebbe essere un rischio, che lo stesso ad vuole sventare. La ponderazione al 370 dal valore 100 attuale  dura infatti solo per dieci anni e non per sempre. Mediobanca rimarrà però un socio stabile della compagnia assicurativa Generali, visto che la sua partecipazione continuerà ad attestarsi al valore del 10% del capitale totale.

Generali rappresenta infatti per Mediobanca una fonte di reddito e di capitale molto importante. La stessa Mediobanca supporta le strategie future di Generali e rimane fortemente in linea con le decisioni di investimento e con i piani di sviluppo presentati poco tempo fa. Le intenzioni di Mediobanca sono il totale supporto al mantenimento della governance di Generali che essa stessa ha contribuito a creare e che ha consentito alla compagnia assicurativa di avere un team di manager di qualità.

Mediobanca ha deciso inoltre di uscire dai patti di sindacato, per procedere alla vendita di partecipazioni per un valore di 2 miliardi di euro a cominciare da quelle di Rcs e di Telco, decisione condivisa con gli altri azionisti di queste società.

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