Previsioni Euro/Dollaro, 17-18 novembre 2011

di ND82 Commenta

Il cambio euro/dollaro prosegue nel suo trend negativo di breve periodo, che ha conosciuto una forte accelerazione a partire dall’inizio di questa settimana. Questa notte i prezzi hanno toccato un nuovo minimo da oltre un mese a 1.3421, dopo che sul finire della seduta di Wall Street era avvenuta una forte discesa da area 1.3550

Il cambio euro/dollaro prosegue nel suo trend negativo di breve periodo, che ha conosciuto una forte accelerazione a partire dall’inizio di questa settimana. Questa notte i prezzi hanno toccato un nuovo minimo da oltre un mese a 1.3421, dopo che sul finire della seduta di Wall Street era avvenuta una forte discesa da area 1.3550 a seguito delle dichiarazioni rilasciate dall’agenzia di rating Fitch che ha lanciato l’allarme sulle banche americane per la loro esposizione al rischio “Europa”. Tra l’altro la stessa Wall Street è passata velocemente dal segno più a un profondo rosso, proprio a causa delle bad performance delle banche, deteriorando notevolmente il sentiment di mercato.

Tuttavia, sembra che area 1.3420 sia davvero un buon supporto di breve periodo che potrebbe permettere ai prezzi di rimbalzare con decisione fino a 1.3550 prima e, in caso di superamento deciso di questi livelli, 1.36 – 1.3620 poi. Sicuramente sarà necessario un miglioramento del sentiment e, quindi, un maggiore appetito per il rischio da parte degli investitori. Al momento, però, i presupposti per un buon rimbalzo tra oggi e domani sono ancora deboli; quindi, se i prezzi dovessero fallire il breakout di 1.3550 o trovare difficoltà a mantenere area 1.35, è molto probabile una nuova discesa delle quotazioni per il test di area 1.3420. In caso di perdita dei minimi di periodo, l’obiettivo di prezzo tra oggi e domani dovrebbe essere compreso almeno tra 1.3360 e 1.3350. In giornata non sono previsti dati macroeconomici solitamente in grado di muovere con forza il mercato, anche se non bisogna comunque sottovalutare l’impatto dei dati sui sussidi per la disoccupazione e l’indice Fed di Philadelphia.

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