Euro sotto 1,30 dollari nel primo trimestre 2013

di ND82 Commenta

Salvo clamorose sorprese dell’ultima ora il tasso di cambio euro/dollaro chiuderà il primo trimestre del 2013 sotto la soglia psicologica di 1,30, evidenziando così un chiaro segnale di debolezza

Salvo clamorose sorprese dell’ultima ora il tasso di cambio euro/dollaro chiuderà il primo trimestre del 2013 sotto la soglia psicologica di 1,30, evidenziando così un chiaro segnale di debolezza. Negli ultimi tempi il calo della moneta unica si è accentuato, a seguito della crisi di Cipro, delle indicazioni negative provenienti dai dati macro europei, per l’incertezza sullo scenario politico italiano e per l’ampliamento degli spread. Sul forex il tasso di cambio euro/dollaro quota in area 1,28, ma due giorni fa è sceso sui minimi più bassi degli ultimi 4 mesi a 1,2750.

Considerando che oggi è atteso un clima semi-festivo, i volumi di scambio dovrebbero essere più bassi rispetto alla media giornaliera per cui non sono attese oscillazioni particolarmente rilevanti. Il cambio euro/dollaro dovrebbe muoversi tra 1,2850 e 1,2770, ma senza affondare i colpi né al rialzo né al ribasso. Il trend di medio periodo resta ribassista e la sensazione è che nei prossimi giorni possa esserci una nuova flessione dei prezzi.

Il target price stimato per le prossime settimane è compreso tra 1,2660 e 1,25. La chiusura sotto 1,30 nel primo quarter del 2013 non promette nulla di buono. Il quadro tecnico si sta deteriorando sempre di più, per cui è molto probabile che nel giro di pochi giorni possa essere perforato con decisione anche il supporto di 1,2750 con discesa fino a 1,2660.

BlackRock vede euro/dollaro a 1,20 entro fine 2013 e ha già ridottto l’esposizione lunga sui bond dei paesi periferici negli ultimi tre mesi. Lo stesso target viene stimato da Ubs, che però ritiene che possa essere raggiunto anche prima della fine dell’anno in corso. Non tutti i broker, però, sono negativi sull’area euro e c’è chi scommette su una ripresa di paesi come l’Italia con i Btp da comprare secondo Goldman Sachs. Un’eventuale forte riduzione degli spread potrebbe dare respiro anche alla moneta unica.

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