Yen ai minimi a 7 mesi contro dollaro e sterlina

di ND82 Commenta

Continua la fase discendente dello yen sui mercati valutari internazionali. La moneta nipponica sta soffrendo molto a causa delle aspettative di nuove iniezioni di liquidità della Bank of Japan (BoJ), che ha già un piano di quantitative easing molto potente

Continua la fase discendente dello yen sui mercati valutari internazionali. La moneta nipponica sta soffrendo molto a causa delle aspettative di nuove iniezioni di liquidità della Bank of Japan (BoJ), che ha già un piano di quantitative easing molto potente. Il nuovo eventuale intervento della BoJ sarebbe la conseguenza più ovvia della strategia di politica monetaria finora messa in atto dalla banca centrale per contrastare la caduta dell’economia, che nel terzo trimestre dell’anno è entrata in recessione con una flessione dello 0,9%.

Pesa molto sul dato del pil il crollo delle esportazioni, che ad ottobre sono diminuite del 6,5% su base annua sui livelli più bassi degli ultimi tre anni e sotto le attese degli analisti che si aspettavano un dato meno negativo a -4,9%. La debolezza dell’economia e le prospettive di nuovi interventi della BoJ stanno facendo crollare lo yen, che sul Forex è sceso sui minimi da oltre 7 mesi contro dollaro americano e sterlina e sui minimi a 6 mesi contro l’euro.

Il tasso di cambio dollaro/yen, da quando ha superato la resistenza di area 80,50 – 80,70 – ha messo il turbo salendo stamattina a 82,25, ai massimi da inizio aprile scorso. Il cambio è ormai proiettato verso il target di area 84, una zona di prezzo toccata per l’ultima volta a marzo scorso. Negli ultimi due mesi il cambio dollaro/yen ha guadagnato il 5,3%.

Sale sui massimi a 7 mesi anche sterlina/yen, che stamattina ha sfiorato 131. Il cambio euro/yen è salito sui massimi da oltre 6 mesi a 105,23: negli ultimi due mesi ha guadagnati il 3,85%. Intanto, il prossimo 16 dicembre avverranno le elezioni politiche in Giappone: il partito favorito, ovvero i liberaldemocratici, vogliono combattere con maggiore determinazione la deflazione alzando il target di inflazione al 3% dall’1% e intendono portare avanti una maggiore collaborazione tra governo e banca centrale.

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