Settore utilities europeo in seria difficoltà

di Stefania Russo Commenta

L'apporto derivante dalle fonti di energia rinnovabili ha provocato un calo del prezzo dell'energia all'ingrosso, un qualcosa...

L’apporto derivante dalle fonti di energia rinnovabili ha provocato un calo del prezzo dell’energia all’ingrosso, un qualcosa che se da un lato rappresenta un beneficio per i consumatori dall’altro sta seriamente danneggiando le grandi aziende che operano nel settore delle utilities.

Questo ha portato alcune banche d’affari ha rivedere la loro valutazione su alcune delle più importante aziende energetiche del Vecchio Continente. Al riguardo ricordiamo il taglio attuato da Moody’s su Enel, il cui rating a lungo termine è stato portato da Baa1 a Baa2 con outlook negativo, e il downgrade di UBS sulla tedesca Rwe e sulla francese Edf.


Le revisioni al ribasso non sono state in alcun modo fermate o anche solo attenuate dal fatto che alcune delle aziende colpite sono attive anche nel settore delle energie rinnovabili, in quanto a preoccupare gli esperti sono soprattutto gli elevati costi operativi delle centrali a gas o a carbone e che oggi proprio negli orari di punta per l’industria, quelli in cui un tempo guadagnavano di più, si trovano spesso a girare a vuoto per via della concorrenza dell’energia solare.

Con il passare del tempo, tuttavia, la situazione non può che peggiorare, in quanto la progressiva crescita della produzione di energia rinnovabile andrà ad intaccare ulteriormente la qualità del credito delle utilities europee. Dal punto di vista dei mercati finanziari, tuttavia, le grandi utilities vengono penalizzate anche quando investono in fonti rinnovabili, soprattutto a causa dei tagli generalizzati agli incentivi statali.

Questo non ha però fermato la crescita del settore delle energie rinnovabili, in quanto questa per le grandi aziende rappresenta soprattutto una scommessa sul lungo termine. Secondo Moody’s, infatti, l’energia verde che oggi copre un terzo della potenza elettrica installata in Europa è destinata a salire al 50% nel 2020, tuttavia l’irregolarità delle fonti impedirà di chiudere definitivamente le centrali tradizionali.

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