Come difendersi se torna la crisi dell’euro secondo Bnp Paribas IP

di ND82 Commenta

Le nuove tensioni sullo spread dei paesi periferici dell’area euro hanno di fatto messo sotto pressione anche la moneta unica, che sui mercati valutari è in grosse difficoltà soprattutto sul dollaro americano

Le nuove tensioni sullo spread dei paesi periferici dell’area euro hanno di fatto messo sotto pressione anche la moneta unica, che sui mercati valutari è in grosse difficoltà soprattutto sul dollaro americano. L’euro è sceso fin sotto 1,30 dollari, un evento che non accadeva ormai dallo scorso dicembre. Ogni volta che si ripresentano le tensioni sulla zona euro, i fund manager provano a difendersi con portfolios anti-crisi che considerano la diversificazione in monete diverse dall’euro. Tuttavia, rispetto allo scorso anno le cose sono cambiate.

E’ quanto afferma Daniele Guidi, responsabile delle gesioni obbligazionarie di Bnp Paribas Investment Parrtners, secondo il quale “la diversificazione valutaria ha perso l’attrattiva che aveva nei momenti di maggiore difficoltà della divisa comune europea”. L’esperto ritiene che la percezione di un rischio-rottura dell’euro sia praticamente inesistente, in quanto la Bce viene vista come un prestatore di ultima istanza. Guidi consiglia una diversificazione in valute diverse dall’euro per una quota massima del 10% del portafoglio a reddito fisso.

IL VOTO ITALIANO NON BASTERA’ PER INDEBOLIRE L’EURO SECONDO FXCM

Lo strategist di Bnp Pribas IP, intervistato da CorrierEconomia, consiglia di puntare solo su valute forti e sicure. Nel reddito fisso, almeno in questo momento, la sicurezza parla inglese, svedese e norvegese. La diversificazione valutaria può essere puntellata con dollari americani e franchi sivzzeri, mentre nel lungo periodo hanno possibilità di rivalutazione sull’euro il dollaro australiano e il dollaro canadese grazie al loro forte legame con il ciclo delle commodity e dell’economia.

EURO NON FALLIRA’ SECONDO CREDIT SUISSE

I bond in dollari australiani presentano interessanti rendimenti intorno al 3%, non male per un rating AAA. Tuttavia, la moneta della terra dei canguri è molto volatile e strettamente collegata alle fortune della Cina: se le aspettative di ripresa eonomica di Pechino dovesse risultare poco convincenti, il dollaro australiano rischia di deprezzarsi anche sull’euro.

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