Euro/Dollaro sotto 1,2950 in attesa del pil USA

di ND82 Commenta

Ieri è stata una giornata complessivamente negativa per l’euro, che ha perso terreno particamente contro tutte le valute più importanti

Ieri è stata una giornata complessivamente negativa per l’euro, che ha perso terreno particamente contro tutte le valute più importanti. In primis la moneta unica ha fatto male contro la sterlina, che però ieri è stata di gran lunga la currency più acquistata dopo l’ottimo dato sul pil nel terzo trimestre. Il tasso di cambio euro/dollaro è influenzato negativamente dal clima di incertezza che si respira sui mercati. La minore propensione al rischio sacrifica le valute più speculative e rende più forti le valute rifugio.

Il cambio euro/dollaro è sceso questa mattina sui minimi più bassi degli ultimi dieci giorni a 1,2915, avvicinandosi così al supporto giornaliero di 1,2890. Da un punto di vista tecnico, il cambio euro/dollaro ha formato ieri una candela di inversione “reversal” che potrebbe aprire la strada a un proseguimento del trend ribassista. Il cambio ha trovato una forte opposizione dei venditori tra 1,30 e 1,3020 e da quei livelli è crollato fino a sfiorare 1,29.

Stamatttina molti indici azionari europei hanno aperto in gap down, a seguito del tonfo dei listini asiatici, ma ciò potrebbe facilitare un rimbalzo tecnico a causa dell’eccesso di ipervenduto. Durante la giornata, però, potrebbero tornare alla carica i venditori, spingendo il cambio almeno sul supoorto di 1,29 – 1,2890. Se il test dovesse essere positivo, è probabile un rimbalzo intraday consistente ma probabilmente al massimo fino in area 1,2950 – 1,2970.

In caso di breakout deciso di 1,29 – 1,2890, il cambio euro/dollaro potrebbe scendere perciolosamente verso la successiva area di supporto posta tra 1,2830 e 1,28. Ciò potrebbe portare ad una chiusura settimanale molto negativa e favorire una forte pressione ribassista anche all’inizio della prossima ottava. Nel pomeriggio, oltre al pil americano, è atteso anche il dato sulla fiducia delle famiglie americane elaborato dall’Università del Michigan.

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