Investire nei paesi emergenti Next 11

di Stefania Russo Commenta

Nel corso degli ultimi anni i paesi emergenti hanno occupato un ruolo piuttosto importante all'interno dei portafogli degli investitori, tuttavia secondo gli esperti è arrivato il momento di spostare l'attenzione..

Nel corso degli ultimi anni i paesi emergenti hanno occupato un ruolo piuttosto importante all’interno dei portafogli degli investitori, tuttavia secondo gli esperti è arrivato il momento di spostare l’attenzione fino ad ora prestata ai cosiddetti Bric a favore dei cosiddetti Next 11, ossia un gruppo di paesi definiti come “nuovi emergenti” e che nel corso dell’ultimo periodo stanno registrando un’importante fase di crescita e di cambiamento.

Tra questi figurano il Messico, la Turchia, l’Indonesia e il Venezuela, che nel corso degli ultimi dieci anni hanno messo a segno delle performance più che soddisfacenti, con rendimenti compresi tra il 200% e il 900%.


Bene anche le performance del Ghana, della Nigeria, del Bahrein e della Colombia. Tuttavia la volatilità di questi listini fa si che oltre ad ingenti guadagni ci sia la concreta possibilità di registrare anche pesanti perdite, che possono arrivare addirittura fino al 70% della loro capitalizzazione.

I rendimenti dei Next 11 e dei Bric sono stati i migliori degli ultimi dieci anni, tuttavia alla luce della loro forte volatilità gli esperti consigliano di riservare loro una quota del proprio portafoglio non superiore al 10% circa.

Al di là delle preoccupazioni sulla volatilità, tuttavia, sorge il problema della difficoltà nel raggiungere questi mercati, in quanto sono davvero pochi gli strumenti finanziari che consentono di investire sui “nuovi emergenti”. Tra questi segnaliamo alcuni ETF, tra cui figurano ETF Turchia – Lyxor, ETF Messico – iShares, ETF Indonesia – iShares, ETF Corea – Lyxor, e alcuni fondi, tra cui figurano DB X – Trackers S&P Frontier, Franklin Templeton Frontier Markets e JP Morgan Africa Equity.

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