Fitch taglia rating Cina ad A+

di ND82 Commenta

L’agenzia di valutazione Fitch ha calato la scure sul rating sovrano della Repubblica Popolare Cinese, lanciando l’allarme sulle possibili difficoltà che l’ex Impero Celeste incontrerà nel suo processo di trasformazione del modello economico e per i rischi di instabilità finanziaria

L’agenzia di valutazione Fitch ha calato la scure sul rating sovrano della Repubblica Popolare Cinese, lanciando l’allarme sulle possibili difficoltà che l’ex Impero Celeste incontrerà nel suo processo di trasformazione del modello economico e per i rischi di instabilità finanziaria. Fitch ha tagliato il rating sul debito sovrano della Cina, espresso in yuan, ad “A+” da “AA-”. Gli esperti dell’agenzia di rating ritengono che il passaggio da un modello economico basato quasi esclusivamente sull’export a un altro maggiormente orientato ai consumi domestici potrebbero riservare brutte sorprese nel breve termine.

Fitch è convinta che l’economia cinese sarà più volatile e vulnerabile agli shock di mercato, mentre in passato aveva dimostrato sempre una buona tenuta nonostante il crollo dei mercati finanziari del 2008. Bisogna considerare anche che finora il Governo di Pechino non è riuscita ancora a contenere l’eccesso di liquidità alimentato dal sistema finanziario ombra, che opera in parallelo rispetto all’attività bancaria tradizionale.

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Secondo gli specialisti di Fitch, questa opacità del sistema finanziario cinese rende il paese molto vulnerabile. A fine 2012 c’è da sottolineare che la massa del credito è balzato al 198% del pil dal 125% del 2008. Pechino sta provando già da tre anni a mettere sotto controllo questa potenziale minaccia proveniente dalla bolla del credito, che tra l’altro va ad aggiungersi a quella immobiliare.

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La Cina ha messo paletti sempre più rigidi sulle attività di prestito delle banche e sul mercato immobiliare, ma lo scorso anno i finanziamenti al settore economico sono cresciuti del 23%. Il nuovo giudizio di Fitch è un livello più basso di quello assegnato da Moody’s e S&P (in yuan). Intanto, però, buone notizie per la Cina arrivano sul fronte dell’inflazione, che a marzo è sceso al 2,1% dal 3,2% di febbraio.

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