Rally delle commodity potrebbe non durare secondo Barclays Capital

di ND82 Commenta

Il terzo round di allentamento quantitativo deciso dalla FED la scorsa settimana ha messo il turno ai principali asset finanziari, che hanno così brindato all’immissione di nuova liquidità sui mercati al ritmo costante di 40 miliardi di dollari al mese

Il terzo round di allentamento quantitativo deciso dalla FED la scorsa settimana ha messo il turno ai principali asset finanziari, che hanno così brindato all’immissione di nuova liquidità sui mercati al ritmo costante di 40 miliardi di dollari al mese. La svalutazione generalizzata del dollaro americano sta chiaramente facendo apprezzare anche le commodity, che sono quotate proprio in dollari. Tuttavia, non tutti gli analisti finanziari sono d’accordo sul fatto che il QE3 possa realmente creare i presupposti per una fase di bull market per le materie prime.

Secondo Barclays Capital, le condizioni macroeconomiche attuali non offrono lo stesso supporto alle materie prime come accaduto durante i precedenti rally. I prezzi delle commodity sono oggi molto più alti e quindi c’è la possibilità concreta di una sopravvalutazione rispetto ai valori fondamentali. Inoltre, l’impatto delle varie ondate di quantitative easing, messe in atto dalla FED dall’autunno del 2008, si sta di volta in volta sgonfiando.

I primi due round di quantitative easing, avviati nel 2008 e nel 2010, generarono un forte rally delle commodity solo a distanza di mesi quando agli stimoli monetari si affiancò un deciso aumento della domanda fisica delle materie prime. Questa volta alcuni broker e banche d’affari ritengono che il rally possa addirittura terminare a breve.

L’oro dovrebbe essere l’unico asset a proseguire ancora al rialzo, grazie al suo status di “moneta non stampabile” e perché rappresenta una buona soluzione per proteggersi dall’erosione del valore della moneta nel tempo a causa dell’inflazione. Le altre commodity dovrebbero essere influenzate nuovamente dalle variabili macro, in particolare i metalli non ferrosi che sono più soggetti a forti correzioni se non dovesse avvenire una ripresa dell’economia cinese in tempi brevi.

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