Tassi sui depositi Bce verso valori negativi

di ND82 Commenta

Negli ultimi giorni si è parlato molto della possibilità che la Bce possa far pagare alle banche europee il parcheggio della liquidità in eccesso presso i forzieri dell’Eurotower

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Negli ultimi giorni si è parlato molto della possibilità che la Bce possa far pagare alle banche europee il parcheggio della liquidità in eccesso presso i forzieri dell’Eurotower. Lo ha detto anche il governatore Mario Draghi, che durante la conferenza stampa di giovedì scorso a Bratislava ha fatto intendere che la Bce è “tecnicamente pronta” per tassi negativi sui depositi custoditi a Francoforte. Il “deposit facility” è uno strumento a disposizione della Bce sul quale le banche dell’Eurosistema possono depositare la liquidità a brevissimo termine.

L’altra opzione è parcheggiare i fondi nella “current account”, dove vengono custodite anche le riserve obbligatorie. Quali sono le implicazioni di un taglio dei tassi sui depositi Bce? Attualmente questo tasso è pari a zero, per cui il denaro che le banche parcheggiano a Francoforte non viene remunerato. Se questo tasso diventa negativo, allora vuol dire che le banche dovranno addirittura pagare per tenere i propri fondi in eccesso presso l’Eurotower.

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Ma perché la Bce vuole portare i tassi su valori negativi? L’obiettivo è quello di disincentivare il mantenimento di questi fondi presso i forzieri di Francoforte e di spingerli verso un utilizzo più proficuo, come la concessione del credito a imprese e famiglie. Tuttavia, molti economisti sono scettici su una manovra di questo tipo. Infatti, a luglio 2012, quando il tasso sui depositi Bce fu portato a zero, il denaro che si svincolò da Francoforte fu impiegato quasi esclusivamente per investire in titoli di stato.

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Insomma, le banche non immettono liquidità nell’economia reale. C’è poi da considerare le probabili resistenze della Germania a una manovra del genere. Infatti, oltre la metà dei fondi parcheggiati all’Eurotower appartiene a banche tedesche e francesi. Complessivamente gli istituti di credito dei paesi “core” (anche Olanda, Finlandia, Belgio, Lussemburgo, Austria) coprono più dell’80% dei depositi presso la Bce.

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