Recordati acquista diritti per prodotti su malattie rare

di ND82 Commenta

Il titolo Recordati continua a piacere molto agli investitori. Ieri le azioni della società farmaceutica di Correggio, ma con sede principale a Milano, hanno chiuso con un rialzo dell’1,16% a 7,435 euro, avvicinandosi nuovamente ai massimi di periodo

Il titolo Recordati continua a piacere molto agli investitori. Ieri le azioni della società farmaceutica di Correggio, ma con sede principale a Milano, hanno chiuso con un rialzo dell’1,16% a 7,435 euro, avvicinandosi nuovamente ai massimi di periodo. Il 17 gennaio Recordati ha toccato quota 7,515 euro, ovvero il livello più alto di sempre registrato dal titolo alla borsa milanese. Negli ultimi tre mesi il titolo ha guadagnato il 27%. La società ha comprato tutti i diritti su un portfolio di prodotti per il trattamento di malattie rare e altre patologie.

Questi prodotti sono commercializzati soprattutto negli Stati Uniti dalla danese Lundbeck. Il valore dell’operazione è da quantificare intorno ai 100 milioni di dollari, di cui 80 milioni pagati al closing. Il portfolio di prodotti appena acquisito sarà commercializzato negli Stati Uniti da Recordati Rare Diseases, ovvero la filiale americana del gruppo farmaceutico italiano.

RECORDATI VUOLE IL DELISTING MA COSTA TROPPO

Il prodotto di punta del portfolio complessivo è senza dubbio Panhematin, che viene utilizzato per diminuire gli attacchi frequenti di porfiria acuta intermittente. Ci sono poi anche altri prodotti molto importanti, come ad esempio il NeoProfen oppure IndocinI.V., che sono indicati per la chiusura del dotto arterioso pervio in neonati prematuri. Un altro prodotto rilevante è Cosmegen, che viene utilizzata principalmente per il trattamento di tre carcinomi rari.

MIGLIORI DIVIDEND YIELD 2013

Le vendite di Recordati attese per il portfolio prodotti nel 2013 sono pari a 40 milioni di dollari. Le azioni in borsa sono destinate a proseguire il rally, che ormai si protrae senza alcuna sosta da inizio ottobre scorso. Il titolo valeva meno di 70 centesimi a inizio 2000, mentre dopo il crack di Lehman Brothers la quotazione era inferiore a 3 euro.

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