Crisi petrolifera causata dalla Libia

di Francesco Di Cataldo 1

Anche se i media nazionali al momento non possono essere definiti attendibili, si parla di migliaia di morti, morti causati dall'attacco delle truppe militari comandate dal dittatore..

Il colonnello e dittatore ormai da 42 anni Gheddafi ha fatto sapere, come sappiamo, di non volere lasciare il proprio trono da capo supremo e così facendo il popolo libico è insorto non senza conseguenze disastrose.

Anche se i media nazionali al momento non possono essere definiti attendibili, si parla di migliaia di morti, morti causati dall’attacco delle truppe militari comandate dal dittatore che ha voluto sparare razzi e bombe sopra i manifestanti. Voci dicono che Gheddafi abbia intenzione di bruciare i pozzi petroliferi esattamente come fece Saddam Hussein prima di scappare dopo l’invasione del Kuwait.



Il petrolio è la principale risorsa per l’economia della Libia e la crisi libica sta portanto a un innalzamento dei prezzi dei futures e del brent senza precedenti. La crisi petrolifera è alle porte e oggi i futures sul Wti hanno sfondato quota 100 dollari al barile, mentre quelli sul brent hanno raggiunto e superato i 116 dollari. E’ chiaro che con quotazioni di questo tipo si potrebbero ottenere rincari sul prezzo del greggio raffinato andando a pesare sull’economia mondiale.

L’Italia importa quasi la totalità di gas e di petrolio dall’estero e la Libia risulta essere un partner fondamentale per la nostra economia. La preoccupazione è che dopo Gheddafi possa presentarsi una dirigenza legata al fondamentalismo islamico che potrebbe interrompere ogni contratto di partnership con l’Italia, è meglio un dittatore amico che un democratico nemico ai fini della nostra economia.

Commenti (1)

  1. Viaggi, viaggiatori e punti di vista

    La maggiorana della popolazione è composta da tuareg, anche se ormai si sono stabilite qui persone di etnie differenti. I tuareg, come è noto, vivono prevalentemente nel deserto, sono nomadi e sono conosciuti, oltre che per i turbanti colorati con l’indaco che lascia loro la pelle sfumata di blu, per essere i principali commercianti di sale del west africa. Le miniere sono nel nord del paese, a Taudenni, lì i tuareg passano la stagione secca a scavare sotto terra (fino a pochi anni fa usavano gli schiavi, ora hanno degli operai) per estrarre il sale che viene tagliato in lastre e caricato sui cammelli: 4 grandi lastre per ogni cammello. Finito il periodo di estrazione i tuareg si muovono in carovane verso sud con i cammelli ,attraverso un percorso che dura settimane, a ritmi di 15/18 ore di viaggio al giorno. Il sale arriva a quel punto a Timbuctu e da qui viene imbarcato lungo il fiume fino a Mopti, qualche giorni di navigazione più a valle, dove verrà smerciato in tutto il West Africa.
    In questa stagione i Tuareg si riposano, accampati fuori dalla città (qualcuno anche tra le case di fango), non troppo lontano dal loro amato deserto.
    “Nel deserto si sta sempre bene, nella città no” mi dice Osman, guida tuareg improvvisata, “ma forse è solo perché io conosco solo il deserto”.

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