Esito Ipo Moleskine

di Stefania Russo Commenta

Moleskine ha chiuso l'Ipo finaliozzata alla quotazione sul listino milanese lo scorso mercoledì, con un prezzo di offerta delle azioni..

Moleskine ha chiuso l’Ipo finalizzata alla quotazione sul listino milanese lo scorso mercoledì, con un prezzo di offerta delle azioni, sia per gli investitori istituzionali che per quelli retail, fissato a 2,3 euro, quindi a metà della forchetta iniziale compresa tra 2 e 2,65 euro.

La domanda degli investitori è stata piuttosto sostenuta, avendo superato di circa 3,6 volte il quantitativo offerto. Questo, come sottolineato da alcuni analisti, testimonia che ci troviamo di fronte alla quotazione in Borsa non di un semplice marchio di cartoleria, come pensano in tanti, ma di un’azienda con un brand che ha una forte identità e che cresce a tassi molto forti.


Alcuni paragonano l’esito dell’Ipo Moleskine a quello di altri brand che hanno debuttato recentemente, come ad esempio Brunello Cucinelli, che ha registrato offerte che hanno superato di ben 17 volte il quantitativo offerto, tuttavia altri sottolineano come l’offerta della società produttrice dei famosi taccuini abbia avuto come sfondo, oltre che una crisi finanziaria in Europa, anche un paese in recessione, senza governo e dove gli investitori non sono molto propensi a portare i loro soldi.

La parte di offerta riservata ai risparmiatori è stata piuttosto bassa, solo il 10% del totale, mentre la restante parte è andata agli investitori istituzionali, provenienti soprattutto da Italia, Inghilterra, Stati Uniti, Francia e Asia.

A fronte del prezzo di 2,3 euro, ne deriva una capitalizzazione per 488 milioni di euro, niente male se si considera che la società realizza un fatturato di circa 78 milioni di euro. In realtà, secondo parte degli analisti, un prezzo di 2,3 euro valorizza l’azienda a multipli troppo elevati, vicini a quelli del lusso come nel caso di Prada e Lvmh. La decisione di andare a metà strada della forchetta, tuttavia, deriva dalla necessità di trovare un compromesso che metta d’accordo fondi venditori, che puntano a massimizzare i profitti, e il mercato, a cui bisogna garantire un margine di apprezzamento.

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