Donald Trump, illegale vendita post Truth?

Donald Trump è finito al centro di una nuova controversia giudiziaria. Parliamo di Truth Social, il social network gestito dalla società Trump Media & Technology Group e della vendita dei suoi post.

donald trump contro fed

Cosa sta facendo Donald Trump

La questione riguarda Truth API, un nuovo servizio a pagamento che consente ad alcuni clienti di ricevere i post pubblicati dagli account più importanti della piattaforma, compreso quello di Trump, con un leggero anticipo rispetto agli utenti comuni.

Il servizio è stato introdotto il primo agosto e punta soprattutto a clienti del settore finanziario e tecnologico. Il costo può arrivare a 100.000 dollari al mese. Per un investitore il prezzo potrebbe essere giustificato dalla possibilità di conoscere determinate informazioni qualche istante prima del resto del pubblico. I messaggi di Donald Trump, infatti, possono riguardare decisioni politiche, economia o altri temi capaci di provocare reazioni immediate sui mercati.

È proprio questo meccanismo ad aver provocato la denuncia. The Intercept e la Freedom of the Press Foundation hanno presentato una causa davanti a un tribunale federale di Manhattan sostenendo che vendere l’accesso anticipato ai messaggi di Trump possa creare un trattamento privilegiato per chi dispone delle risorse economiche necessarie per pagare il servizio. Secondo i promotori dell’azione legale, il problema diventa ancora più serio quando i messaggi riguardano informazioni legate all’attività presidenziale.

La causa mette quindi in discussione il confine tra l’attività privata di Donald Trump e il suo ruolo istituzionale. Truth Social è una piattaforma commerciale, ma Trump la utilizza anche per comunicazioni che possono avere rilevanza politica e pubblica.

Una causa ancora in corso

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I ricorrenti sostengono che non sia corretto trasformare queste informazioni in un prodotto destinato a chi può permettersi di pagare decine di migliaia di dollari al mese. La denuncia richiama, tra gli altri aspetti, le garanzie previste dal Primo e dal Quinto Emendamento della Costituzione americana.

Trump Media ha respinto le accuse. La società sostiene che Truth API sia semplicemente un servizio commerciale per la distribuzione più rapida dei dati e che non ci sia nulla di insolito nel fornire informazioni con una velocità maggiore a clienti paganti. L’azienda ha inoltre accusato i suoi critici di voler limitare la propria attività per motivi politici.

La denuncia non significa che Donald Trump sia stato condannato o che un tribunale abbia già stabilito che abbia commesso un illecito. Ma una questione più ampia viene sollevata. Fino a che punto è legittimo trasformare quelle comunicazioni in una fonte di profitto e garantire ad alcuni soggetti un accesso privilegiato?