Dollaro debole su Yen e Euro, probabile nuovo intervento del Giappone

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La possibilità che la Federal Reserve decida di dar vita a nuove misure espansive già a partire dal prossimo mese non da via d’uscita al dollaro, che continua ad essere debole sia nei confronti dell’euro che dello yen.

Il biglietto verde è ai minimi storici da otto mesi nei confronti dell’euro e da ben 15 anni nei confronti dello yen, ragione per la quale diversi operatori hanno ipotizzato la possibilità di un nuovo e imminente intervento da parte del Giappone, anche se in molti sono convinti che una decisione in questo senso non arriverà prima di questo fine settimana, alla luce dell’imminente G7 durante il quale si discuterà anche e soprattutto dell’attuale situazione di tensione che caratterizza il mercato dei cambi.


In ogni caso, secondo gli operatori, un eventuale intervento da parte del Giappone avverrà durante gli orari di apertura dei mercati asiatici.

Il Giappone, ricordiamo, è già intervenuto sull’apprezzamento dello yen lo scorso 15 settembre, quando il Ministro delle Finanze Yoshihiko Noda spiegò che il Paese non era nelle condizioni di poter ulteriormente tollerare il rialzo dello yen, per questo si era deciso di ordinare alla Bank of Japan di porre in essere un’azione unilaterale di acquisto di dollari non concordata a livello internazionale.

Poco prima delle otto ora italiana il cambio dollaro-yen si è attestato a 82,88, poco sopra il minimo da 15 anni di 82,75 toccato ieri, mentre il cambio euro-dollaro si aggira a 1,3934, dopo aver toccato ieri l’1,3949.

1 commento

  1. […] L’utile di Alcoa nel trimestre luglio – settembre è calato a quota 61 milioni di dollari, cioè del 21%, equivalenti a 6 centesimi di dollaro per azione. Se si escludono però le voci straordinarie, l’utile di Alcoa sarebbe di 9 centesimi per azione, mentre le previsioni degli analisti erano proprio di 6 centesimi. A portare questo calo dell’utile in particolare è stato il calo del prezzo dell’alluminio ma ha contribuito in maniera importante anche la debolezza del dollaro. […]

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