Dollaro sempre più dipendente dai mercati

di Matteo Moneta Commenta

Intanto, l'Euro registra una nuova flessione.

E’ un dollaro sempre più dipendente dai mercati e da Janet Yellen quello che vediamo sul Forex. Lo confermano gli ultimi movimenti del biglietto verde, i quali sono da ricondurre anche (e soprattutto)al discorso del presidente della Fed a Jackson Hole.

L’attesa, precedentemente all’intervento, aveva stimolato diversi operatori fino a indurli ad incrementare le stime di un probabile rialzo dei tassi Usa entro l’anno. Le parole della Yellen, rafforzate da quelle del vice-governatore della Riserva federale, Stanley Fischer, hanno irrobustito l’opzione.

Così ancora ieri il Bloomberg dollar index è cresciuto. Tanto che, dal 18 agosto scorso, il rialzo del biglietto verde contro il paniere di monete (dall’euro allo yen fino alla sterlina) è oltre l’1,75%. Un bel balzo all’insù. Non c’è che dire. Dovuto cosa? Semplice. In primi s l’ulteriore possibile stretta da parte della Fed, se realizzata, indurrà il rialzo dei tassi di mercato negli Stati Uniti. Con il che gli asset denominati in dollari diventano maggiormente attraenti. Di qui la crescita del flusso di denari verso l’economia a stelle e strisce che, giocoforza, irrobustisce il dollaro.

Ma non è solo una questione prettamente di mercati finanziari. Gli investitori, nel momento in cui pensano che la Fed veramente alzerà i tassi, si convincono maggiormente che la crescita dell’economia americana è robusta. Di conseguenza, anche a fronte dei tanti dubbi che attanagliano Europa e Giappone, «corrono» a comprare asset a stelle e strisce. E di nuovo il dollaro sale (nell’ultima seduta è arrivato al minimo intraday di 1,116 verso l’euro).

In un simile contesto la correlazione inversa tra il petrolio la valuta Usa, in cui è denominato l’oro nero, ha fatto il suo lavoro. Il barile, nella seduta di ieri, è infatti calato. La versione del Wti ha ceduto oltre l’1,6% scivolando al di sotto dei 47 dollari al barile. La dinamica, dal punto di vista del mercato dei cambi, non stupisce. Con il dollaro che sale infatti, gli investitori, a parità di moneta disponibile, possono acquistare meno quantità di oro nero.

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