Forex, poche news durante la sessione asiatica

di Matteo Moneta Commenta

La mancanza di dati di particolare interesse dà vita ad una seduta dimessa.

Nel corso della seduta asiatica, gli scambi sul forex sono stati dimessi per via della mancanza di novità. Probabilmente l’unico catalizzatore è stato il dato inferiore alle attese sull’inflazione cinese, che ha esercitato una certa pressione sulla propensione al rischio.

Durante la scorsa notte gli indici regionali asiatici hanno perso terreno, dopo il brusco -1% dell’S&P 500 in scia alle apprensioni legate al rialzo del tasso della Fed. In un suo intervento, il presidente della Fed Rosengren ha detto che, alla luce dei dati USA solidi, la Fed è pronta ad alzare i tassi d’interesse. Il Nikkei e il Composite di Shanghai hanno chiuso in marginale rialzo, rispettivamente dello 0,15% e dello 0,14%.

Le altre piazze asiatiche hanno invece chiuso in territorio negativo. L’EUR/USD si è mosso nella stretta fascia compresa fra 1,0766 e 1,0737, mentre il momentum rialzista dell’USD/JPY ha fatto salire la coppia a 123,33 da 123,05 (nonostante la domanda scarsa). La PBoC ha alzato la quotazione ufficiale di 24 punti base, a 6,3602, facendo toccare all’USD/CNY quota 6,39. I rendimenti dei decennali americani sono scesi leggermente, al 2,3401%, l’USD ha così perso terreno contro gran parte delle valute emergenti asiatiche. In Australia, l’indice NAB sulla fiducia delle imprese a ottobre è sceso a 2 punti, mentre le condizioni delle imprese riferite allo stesso mese sono rimaste invariate a 9 punti. Nel complesso, gli scambi sono stati privi di direzione e di significato. Vista l’assenza di dati di prim’ordine e altri catalizzatori, prevediamo un ulteriore movimento di fascia per il forex.

Sul fronte dei dati, a ottobre l’IPC primario cinese è sceso all’1,3% a/a, in calo rispetto all’1,6% di settembre e a fronte dell’1,5% previsto. Il calo è dovuto principalmente alla flessione dei prezzi dei generi alimentari. Sempre a ottobre, la deflazione dell’IPP è rimasta invariata al -5,9% a/a, si tratta del dato più recente da quasi quattro anni di contrazione. Poiché le misure varate finora dalla PBoC e del governo non sono riuscite a stimolare le pressioni inflazionistiche, dovremmo assistere a nuovi interventi accomodanti. Prevediamo due tagli da 25 punti base del tasso di riferimento e tre tagli del quoziente delle riserve obbligatorie (RRR) entro la fine del primo trimestre del 2016. Per quanto riguarda lo yuan, siamo fra i pochissimi che prevedono un apprezzamento nel 2016. Per la nostra previsione rialzista sullo yuan ci basiamo sul fatto che l’attesa inclusione della valuta nel paniere SDR dell’FMI dovrebbe permettere alla PBoC di creare l’impressione di ridurre la svalutazione dello yuan.

 

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