Il mercato forex, dipende fortemente dall’andamento del dollaro Usa

di Matteo Moneta Commenta

Comincia la settimana che andrà a chiudere questo giugno durante il quale il mercato e gli investitori hanno atteso le mosse delle diverse banche centrali ed hanno appreso le linee guida dei diversi istituti centrali. Federal reserve e BCE sopra tutte sono state protagoniste, con risultati sul fronte euro e sul fronte borse che, in qualche modo, fanno comprendere come non sia cambiato nulla rispetto allo scorso maggio, nessun provvedimento così incisivo da ridimensionare per lo meno la forza della moneta unica europea.
Il dollaro Usa in fase di ribasso, dopo le decisioni della Fed

Dopo che il mercato si è mostrato euro-centrico per circa tutto il mese che ha accompagnato alla riunione del 5 giugno, durante la quale la BCE ha tagliato i tassi di interesse di riferimento ufficiali oltre a quelli sui depositi, dopo la settimana che ha visto protagonista la Federal Reserve possiamo tornare a considerarlo sia dal punto di vista dell’analisi sia da quello operativo come dollaro-centrico spiega il board di DailyFx, che fa senso all’interno del quadro di non mutamento prodotto dalle decisioni delle due banche centrali citate. Partendo dalla prima, dopo una decina di giorni da quando il taglio sotto zero dei tassi sui depositi è divenuto effettivo, i depositi sulla BCE sono sì scesi rispetto alla media di tutto il 2014, ma stanno lentamente tornando a salire di importo.

Chiaro, è presto prima di tirare qualsiasi conclusione, ma come sempre ci sbilanciamo andando a ragionare sugli effetti potenziali sul mercato del credito. La media dei depositi (in milioni di euro) dal 1 gennaio 2014 al 10 giugno 2014 è stata di circa 35.000 (pensiamo che la media dell’intero 2007, anno pre-crisi, è stata di 538); a partire dal primo giorno in cui i tassi di deposito sono passati in territorio negativo (-0.10%, il che significa che per depositare liquidità in eccesso presso la BCE le banche commerciali devono sostenere un costo) questa media è passata a circa 18.000, il che risulta significativo se considerato la percentuale di diminuzione dei depositi (in media circa il 50%, ad ora) ma se andiamo a considerare il valore assoluto del denaro depositato a costo presso la BCE anziché fatto circolare tra le banche, riusciamo a comprendere come il cambiamento a livello di circolante nel mondo interbancario non sia sostanziale e, come pensavamo e dichiarato più volte a mezzo stampa, probabilmente questo interventismo è in ritardo per sanare una situazione che ormai è divenuta strutturale e che vede in una vera ripresa di fiducia la panacea di tutti i mali

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>