L’influenza della Cina sul valore del dollaro americano

di Matteo Moneta Commenta

Nelle ultime settimane è apparso abbastanza evidente, è stato il dollaro in qualche modo “sfiduciato” dagli operatori di mercato. E se il percorso intrapreso in materia di politica monetaria non c’entra, così come le release macro che invece sono per gran parte lusinghiere, le motivazioni sono evidentemente da cercare altrove e probabilmente attengono al ruolo del dollaro americano come valuta di scambio e valuta di riserva.

E’ noto che da qualche anno le grandi e fiorenti economie emergenti abbiano di fatto messo in discussione la centralità del dollaro americano per i pagamenti internazionali tra i loro paesi, così come i ricchi produttori di petrolio ed esportatori di materie prime stiano di fatto iniziando a quotare tali commodities in valuta diversa, riporta DailyFx. Non ultima si inserisce la Russia che, in relazione al deterioramento della crisi ucraina e alle sanzioni imposte da UE e Stati Uniti, ha di fatto dichiarato che non effettuerà più transazioni in dollaro americano e che di fatto impedirà la libera circolazione di capitali americani nel paese.

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Un altro versante, forse quello più importante e decisivo in questo momento, è quello cinese ed in particolare quello legato all’accumulazione di riserve in dollari USA da parte del gigante asiatico. E’ piuttosto noto infatti che la Cina, oltre che detenere qualcosa come tre trilioni di titoli del debito americano, possegga nei propri forzieri quantità ingenti di dollari americani che se reimmessi nel mercato non farebbero che aumentare l’offerta di moneta alla voce circolante rendendo di fatto il biglietto verde più svalutato di quel che già è. E’ dunque bene porre il focus su queste tematiche tali da portare a repentine ripercussioni sui prezzi spot dei cambi valutari che, come nel caso di ieri, si sono comunque rivelate tecniche permettendo ingressi legati ai livelli grafici e quindi in grado di essere colte

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