Azioni italiane più esposte al rischio-Turchia

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Il malcontento manifestato dai turchi nei confronti del premier Recep Erdogan, reo di voler “islamizzare” la Turchia, è sfociato ben presto in violenza. Dall’inizio della protesta si contano già tre morti e numerosi feriti, ma al momento non sembrano esserci le condizioni per una tregua. Le ripercussioni sui mercati finanziari sono state evidenti. La borsa di Istanbul ha perso il 22% in pochi giorni, tornando sui livelli di novembre 2012. Il rendimento dei bond turchi si è impennato, evidenziando un sensibile aumento del rischio-paese. Molte aziende italiane quotate a Piazza Affari sono esposte in Turchia.

Si tratta sia di blue chip che di piccole e medie imprese. Le società più esposte sono Unicredit, Recordati e Fiat. Meno esposte, ma comunque sensibili alle tensioni turche, sono Amplifon, Autogrill, Campari, Indesit, Astaldi e Diasorin. Al momento è probabilmente presto di parlare di fuga di capitali esteri dalla Turchia, che lo scorso anno ha visto la propria borsa salire più del 50% in vista di promozioni sul rating sovrano.

Infatti, sulla Turchia rating non è più “junk” secondo Moody’s, che a maggio ha portato il giudizio sul rating sovrano di Ankara al livello “investment grade” dopo la promozione avvenuta nel novembre 2012 da parte di Fitch. Ora il rischio-paese è aumentato molto e anche la lira turca a rischio sell-off dopo violenti scontri in Turchia. Tra le azioni italiane più coinvolte troviamo Unicredit, che ha una partecipazione del 41% nella Yapi Kredi Bank.

La partecipata turca vale il 16% della capitalizzazione di Unicredit e ha in portafoglio ben 3,3 miliardi di titoli di stato della Turchia. Senza contare un portfolio-prestiti pari a 15 miliardi. E’ molto esposta anche Recordati, che in Turchia realizza il 7% del proprio fatturato. E poi c’è il gruppo Fiat, che ha partecipazioni in società turche quotate in borsa come Tofas e Turk Tractor.

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