Fondo di garanzia dei depositi in caso di fallimento della banca

di Stefania Russo Commenta

La forte crisi economica sta creando non poca preoccupazione tra i risparmiatori, timorosi che per tentare di ridurre l'elevato debito del paese...

La forte crisi economica sta creando non poca preoccupazione tra i risparmiatori, timorosi che per tentare di ridurre l’elevato debito del paese il governo decida di attuare dei prelievi forzosi su conti correnti, proprio come accaduto nel 1992.

A prescindere dall’eventuale introduzione di una tassa patrimoniale sui conti correnti, la forte crisi preoccupa gli italiani anche per altri motivi. Viste le notizie poco rassicuranti in merito alla solidità delle banche del Vecchio Continente, infatti, gli italiani si chiedono che fine ferebbero i loro soldi nel caso in cui la loro banca dovesse fallire.

DIFFERENZA TRA CONTO DEPOSITO E PRONTO CONTRO TERMINE

In questo caso non c’è da preoccuparsi in quanto in Italia, in caso di fallimento di un istituto di credito interviene il Fondo di garanzia dei depositi bancari, che garantisce il rimborso dell’intero deposito su ciascun conto corrente fino ad un ammontare massimo di 100.000 euro per ciascun conto. Tale garanzia riguarda tutti i conti correnti, compresi quelli online.

BUONI FRUTTIFERI POSTALI DEMATERIALIZZATI

Questa sorta di assicurazione sui soldi depositati sul proprio conto corrente, dunque, permette agli italiani di dormire sonni tranquilli, anche in considerazione del fatto che, nella remota ipotesi del fallimento della banca, il capitale verrà restituito entro 20 giorni lavorativi, un termine eccezionalmente prorogabile di ulteriori 10 giorni lavorativi da parte della Banca d’Italia.

In caso di conti correnti presso più banche, la garanzia di 100.000 euro vale per ciascun conto, mentre in caso di più conti correnti presso la stessa banca si è garantiti per tale somma una sola volta.

E’ bene però sottolineare che le banche straniere, a differenza di quelle italiane, non solo obbligate ad aderire al fondo di garanzia, per cui in caso di fallimento di una banca straniera che non vi ha aderito si applicano le disposizioni previste dalla normativa del paese di appartenenza dell’istituto di credito.

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