Cambio euro/dollaro sfiora 1,29 in attesa non-farm payrolls

di ND82 Commenta

Il tasso di cambio euro/dollaro è in forte calo anche questa mattina, dopo che ieri ha perso lo 0,9% circa passando da area 1,3080 a 1,2950 nella giornata in cui la BCE ha deciso di mantenere invariati i tassi di interesse nella zona euro allo 0,75%

Il tasso di cambio euro/dollaro è in forte calo anche questa mattina, dopo che ieri ha perso lo 0,9% circa passando da area 1,3080 a 1,2950 nella giornata in cui la BCE ha deciso di mantenere invariati i tassi di interesse nella zona euro allo 0,75%. Stramattina continuano le vendite sulla moneta unica europea contro le principali monete estere. Il cambio euro/dollaro quota attualmente sui minimi di giornata, appesantito anche dal rischio politico in Italia e dal taglio delle stime sul pil tedesco della Bundesbank.

Il cambio euro/dollaro è sceso a 1,2914, toccando il minimo più basso degli ultimi sette giorni. Due giorni fa il cambio era salito fin sopra 1,3120, sui livelli più alti dal 19 ottobre scorso. A questo punto il cambio sembra sempre più proiettato verso la soglia psicologica di 1,29, che tra l’altro rappresenta anche una zona di supporto molto importante da un punto di vista tecnico.

In attesa dei dati sull’occupazione negli Stati Uniti, sia i non-farm payrolls (ovvero i nuovi occupati nel settore non agricolo) che il tasso di disoccupazione, il mercato forex evidenzia una prevalenza di venditori sull’euro, mentre tornano alla ribalta lee cosiddette “valute rifugio”, ovvero dollaro americano e yen giapponese. Non a caso il tasso di cambio euro/yen è crollato fino in area 106,20, quando appena due giorni fa sfiorava quota 108 sui livelli più alti da fine aprile scorso.

Se il sentiment degli investitori dovesse peggiorare ancora di più, il cambio euro/dollaro potrebbe approfondire il ribasso fino a 1,2880, dove probabilmente avrebbe magigori possibilità di mettere a punto un rimbalzo tecnico veerso 1,2920 prima e 1,2950 poi. Nelle prossime ore è atteso un forte incremento della volatilità, soprattutto nel momento della comunicazione dei dati relativi ai non-farm payrolls.

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