Investire sfruttando la crisi europea

di Stefania Russo 3

La crisi del debito sovrano sta mettendo a dura prova la pazienza degli investitori che si trovano a dover fare i conti con un andamento delle Borse europee..

La crisi del debito sovrano sta mettendo a dura prova la pazienza degli investitori che si trovano a dover fare i conti con un andamento delle Borse europee molto spesso eccessivamente condizionato dai timori inerenti alla situazione debitoria di alcuni paesi europei, nonchè dalle scelte dei governi di tali paesi e dalle decisioni dell’Unione europea e della Banca centrale europea.

Tra questi stessi investitori, tuttavia, figura un folto gruppo di persone che, avendo piena fiducia nelle autorità europee e nelle loro scelte, ha deciso di sfruttare i momenti di volatilità per poter acquistare ad un prezzo più basso.


Tra i titoli che che al momento risultano essere fortemente scontati figurano i titoli di Stato a breve termine della Spagna e i Cct italiani, che secondo gli esperti risultano entrambi ben orientati al rialzo. In ogni caso si tratta comunque di investimenti rischiosi vista la situazione, per cui per limitare al minimo la possibilità di eventuali perdite è necessario investire per un tempo che non va oltre l’esito delle trattative inerenti al nuovo finanziamento alla Grecia.

Un portafoglio che sfrutta la situazione attuale ma che al tempo stesso crea un adeguato bilanciamento, secondo Yuri Basile di Aletti Gestielle, interpellato da CorrierEconomia, deve essere composto per il 55% da titoli governativi di durata massima triennale di Spagna, Italia e Belgio, per il 20% da azioni europee, per il 10% da azioni dei paesi emergenti, per il 10% da corporate e high yield bond, e per il restante 5% da titoli governativi decennali di Germania e Francia.

Secondo Gianluca La Calce di Fideuram Investimenti, invece, il portafoglio dovrebbe essere composto per il 30% da titoli governativi di durata massima triennale di Germania Francia e Italia, per il 20% da bond di mercati di paesi emergenti, per il 20% da azioni europee, per il 15% da Corporate bond, per il 10% da azioni dei paesi emergenti e per il 5% da High Yield bond.

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