Dazi Trump: + 25% su prosciutto pecorino e parmigiano

di Valentina Cervelli Commenta

Un danno più che rilevante per le esportazioni italiane, quello causato dai dazi voluti da Trump che colpiranno anche i prodotti italiani: un’inutile politica protezionista che porterà prodotti di comune uso negli Stati Uniti come prosciutto, pecorino e parmigiano a subire una tassazione del 25%.

Il danno rappresentato dai dazi di Trump

Davanti all’applicazione di tassazioni ulteriori su prodotti italiani non si può scrollare le spalle e fare finta che non sia successo niente: quelle che per molti rappresenta una notizia noiosa da seguire ha in realtà un impatto davvero importante sulla nostra economia. L’Italia, come il resto d’Europa è un paese dall’importante sistema di export, in particolare verso gli Stati Uniti dove sono moltissimi i prodotti apprezzati, sia per ciò che riguarda il comparto agroalimentare, sia ciò che concerne abbigliamento, articoli in ceramica (sanitari compresi), auto e moto  e materiale da costruzione tanto per citarne alcuni. E sebbene ulteriore tassazione su tutto causerebbe un grave danno, il comparto che rischia di più è ancora una volta quello alimentare dato che secondo quanto indica Federalimentare  con una tassazione al 30% vi sarebbe una perdita pari almeno ad un miliardo di euro.

Formaggi a rischio con dazi Trump

Scorrendo i dati a disposizione si nota che sono i formaggi la parte del mercato agroalimentare più attaccata. E questo non è dovuto solamente all’idea di economia del presidente Donald Trump ma anche a quelle che sono le pressioni della lobby dell’industria casearia americana (Ccfn), la quale ha richiesto direttamente all’inquilino della Casa Bianca l’applicazione di dazi sui formaggi: la motivazione è chiara visto che gli Stati Uniti sono il secondo mercato estero, dopo la Francia, ad importare quantità elevate di Parmigiano Reggiano. L’Italia ne esporta circa 10.400 tonnellate l’anno con prezzi che in America arrivano intorno ai 40 dollari al chilo. Con i dazi il prezzo salirebbe a 60 dollari al chilo portando il Consorzio così a perdere potenzialmente il 90% della quota di mercato: stime valide, tra l’altro, anche per gli altri produttori italiani esportatori di questo bene.

A risentire della nuova tassazione vi sarebbero anche i produttori di olio di oliva e pasta. E di prosecco. Se nel suo caso si arrivasse ad un dazio al 100% una bottiglia di prosecco costerebbe circa 30-35 dollari, tanto quanto una di champagne. Concludendo, un’applicazione dei dazi, a tassi più o meno variabili rappresenterebbe in ogni caso un’occasione di perdita per l’export italiano: un’eventualità da evitare con tutti i mezzi per salvare il sistema di esportazione.

 

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