La Bce e il suo immobilismo nella politica monetaria

di Matteo Moneta Commenta

Come atteso il protagonista della giornata di ieri sui mercati finanziari è stato l’euro in grado di mantenersi sostenuto durante la mattina di contrattazione e di mettere a segno nuovi massimi (contro il dollaro americano) per poi scendere in maniera copiosa durante la Conferenza Stampa che Mario Draghi ha tenuto a Bruxelles per comunicare le decisioni intraprese dal Governor Council della Banca Centrale Europea.

La premessa da compiere è quella relativa al fatto che il corridoio dei tassi è rimasto invariato; 0,0%, 0,25% e 0,75%. Ed era piuttosto prevedibile riferisce Davide Marone di Dailyfx. Il prossimo mese l’istituto di Francoforte pubblicherà delle proiezioni sullo stato dell’economia dell’Eurozona e, come ha proferito ieri, se queste ultime dovessero rivelarsi ancora deludenti, la BCE agirà visto che questa volta non ci si è nascosti su quella che è una certa insofferenza per l’andamento dell’inflazione sebbene l’ultimo rialzo (dallo 0,5% allo 0,7%) sia stato in qualche modo enfatizzato come fatto positivo.

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Le aspettative di inflazione peraltro permangono fortemente ancorate al ribasso e lo stesso Draghi ha evidenziato come il calo di un punto e mezzo percentuale nell’arco di un anno sia considerevole, sebbene legato per l’80% al calo dei prezzi dell’energia e dell’alimentare (e al crollo dei consumi, no?). Ad ogni modo i riferimenti più importanti e gli spunti più interessanti che sono provenuti dalla Press Conference di ieri sono stati quelli sul tasso di cambio: lungi dall’introdurre il tema nello statement accompagnatorio, Draghi non ha potuto sottrarsi alle prevedibili e giustificate domande dei giornalisti circa il tasso di cambio che vede un euro troppo forte.

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