Domanda e rendimento BTP e CCTeu asta 13 febbraio 2013

di Stefania Russo Commenta

I risultati dell'asta di CCTeu e di BTP a tre, quindici e trenta anni tenuta questa mattina...

Il Tesoro italiano questa mattina è tornato ad offrire sul mercato BTP (Buoni del Tesoro Poliennali) con scadenza a 30 anni (1° settembre 2040, codice ISIN IT0004532559), assegnati per un ammontare complessivo pari a 888 milioni di euro e ad un tasso del 5,07%. L’ultimo collocamento di questo tipo risale a maggio 2011, quando il rendimento fu del 5,43%. La domanda è stata 1,9 volte l’offerta.

Sempre questa mattina, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha collocato anche BTP con durata di 3 e 15 anni. In particolare, il titolo con scadenza 1° marzo 2026 (ISIN IT0004644735) e cedola annuale del 4,50% è stato collocato per un ammontare complessivo pari a 863 milioni di euro e ad un tasso del 4,55%, in leggero calo rispetto al 4,75% registrato in occasione dell’ultima asta. In questo caso il bid to cover è rallentato a 1,59 dagli 1,98 di dicembre.


Al contrario, ha registrato un repentino rialzo il rendimento del BTP a 3 anni con scadenza 1° dicembre 2015 (ISIN IT0004880990) e cedola annuale del 2,75%, che è passato dall’1,8% al 2,3%. In peggioramento anche la domanda, con un rapporto di copertura che è sceso a 1,37 dal’1,45 della precedente asta.

Infine, il Tesoro ha collocato oggi CTTeu (Certificati di Credito del Tesoro indicizzati all’Euribor) con scadenza 15 giugno 2017 (IT0004809809) per un ammontare complessivo pari a 1,431 miliardi di euro, con un rendimento in crescita al 2,55% dal 2,17% dell’emissione precedente. Il rapporto di copertura è drasticamente calato rispetto alla precedente emissione di CCTeu, passando a 1,39 dal precedente 2,12.

Secondo gli analisti l’incremento dei rendimenti dei titoli di Stato italiani, registrato sia in occasione dei collocamenti di oggi che in quello di BOT annuali che ha avuto luogo ieri, è da ricondurre all’incertezza politica che contraddistingue l’Italia in questo periodo di campagna elettorale. Gli investitori esteri manifestano infatti una certa avversione al rischio sulla scia delle incognite sull’esito elettorale.

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