Conviene investire in Titoli di Stato a lungo o a breve?

di Matteo Moneta Commenta

C’è un rinnovato interesse sui Titoli di Stato a reddito fisso emessi dal Ministero del Tesoro italiano, interesse manifestato soprattutto da investitori stranieri ed in particolare dai Giapponesi oltre che ai cosiddetti Bot people nostrani. Ora con il livello di spread, cioè la differenza di prezzo tra i titoli tedeschi considerati più sicuri e quelli italiani, considerati più a rischio, ritornato a livelli più bassi, e dopo l’ultimo il taglio del costo del denaro al 0,25% ad opera del board della Banca Centrale Europea capitanata da Mario Draghi, la curva del rendimento nel breve termine è diminuita di molto, mentre la curva dei titoli più lunghi è influenzata maggiormente dalla tesi sempre più accreditata di una riduzione del tapering, il programma di stimolo da parte della Federal Reserve.

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La mossa che l’Istituto di Francoforte ha attuato, avrà sicuramente riflessi favorevoli sulle emissioni a cedola fissa a medio lunga scadenza, come ad esempio i Buoni Poliennali del Tesoro. Valutando attentamente la propensione al rischio, propria di ogni singolo investitore, nel caso sia più predisposto ad affrontare scenari volatili, potrebbe essere interessante valutare un’esposizione nelle scadenze più lunghe. Nel caso invece l’appetito al rischio sia di livello inferiore, sarebbe più opportuno indirizzarsi con una quota rilevante verso scadenze più brevi

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Il livello del rendimento teorico che il portafoglio promette nel primo caso è certamente superiore, rientra a livelli molto inferiori, nel secondo caso. È importante sottolineare come ci sia una maggiore rischiosità collegata ai tassi soprattutto per i titoli a lunga scadenza

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