
Tra questi figurano gli analisti di Credit Suisse e di Goldman Sachs, che hanno deciso di tagliare il target price sul titolo Eni portandolo rispettivamente da 21,8 a 19 euro e da 21,6 a 20,6 euro.

Tra questi figurano gli analisti di Credit Suisse e di Goldman Sachs, che hanno deciso di tagliare il target price sul titolo Eni portandolo rispettivamente da 21,8 a 19 euro e da 21,6 a 20,6 euro.

Il primo passo importante per l’approdo in Borsa del gruppo attivo a livello mondiale nel settore della produzione cartaria e dei prodotti autoadesivi è arrivato ieri in serata da Borsa Italiana, che ha dato il suo via libera alla quotazione in Borsa di Fedrigoni rilasciando giudizio di ammissibilità.

Durante lo scorso mese, infatti, è stato registrato un calo delle immatricolazioni di automobili del 10,7% rispetto al mese precedente e del 12,7% rispetto allo stesso mese dello scorso anno. A risollevare l’andamento del titolo del gruppo automobilistico torinese non è servito neanche il dato favorevole relativo alla quota di mercato, che nel mese considerato è passata al 30,3% rispetto al precedente 29,5%.

Un ulteriore rafforzamento del dollaro con ogni probabilità si verificherà dopo le 18 ora italiana, quando l’accordo relativo all’innalzamento sul tetto del debito USA passerà al vaglio del Senato a maggioranza democratica, dove non ci dovrebbero essere problemi sull’approvazione definitiva del provvedimento.

La conferma è arrivata da una nota diffusa dalla società nel corso del fine settimana e attraverso la quale è stato reso noto che l’assemblea degli azionisti di Avio ha conferito al Consiglio di amministrazione i poteri necessari per presentare la domanda di ammissione alla quotazione in Borsa.

La ripresa del titolo è stata in larga parte ricondotta alle dichiarazioni rilasciate dall’amministratore delegato Giuseppe Orsi, che nel corso di un’intervista rilasciata a Il Sole 24 Ore si è detto certo che il gruppo riuscirà a chiudere il secondo trimestre dell’anno in utile, nonostante le forti perdite registrate nel periodo compreso tra gennaio e giugno 2011.

La società ha archiviato il primo semestre del 2011 con ricavi pari a 1,28 miliardi di euro, in aumento del 14,9% rispetto agli 1,11 miliardi realizzati nello stesso periodo dello scorso anno. Nonostante i ricavi in crescita, tuttavia, il primo semestre è stato archiviato con una perdita netta di 152,3 milioni di euro rispetto all’utile di 30,7 milioni registrato nei primi sei mesi del 2010.

A risollevare l’andamento del biglietto verde è stato infatti l’annuncio arrivato nel corso della notte dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama, che ha finalmente comunicato il raggiungimento di un accordo da parte dei leader repubblicani e di quelli democratici.

Tra questi figurano il classico conto BancoPosta, noto per essere un conto semplice ed economico, il conto BancoPosta Click, dedicato ai clienti che gestiscono il conto prevalentemente tramite internet, e il conto BancoPosta Più, dedicato invece a chi utilizza principalmente la carta di credito per i pagamenti.

Nel periodo compreso tra gennaio e giugno 2011, in particolare, il gruppo di Collecchio ormai nella mani dei francesi di Lactalis, ha realizzato ricavi per 2,15 miliardi di euro, ossia in crescita del 6% rispetto ai 2,03 miliardi realizzati nei primi sei mesi dello scorso anno.