Banche italiane declassate da Moody’s

di Stefania Russo Commenta

Per le banche italiane la situazione si prospetta ancor più complicata, almeno stando a quelle che sono le previsioni di Moody's...

Per le banche italiane la situazione nel corso dei prossimi mesi si prospetta ancor più complicata, almeno stando a quelle che sono le previsioni di Moody’s. La banca d’affari americana, infatti, ieri in serata ha diffuso un comunicato stampa con il quale ha annunciato di aver declassato ben 26 banche italiane, tra cui figurano anche cinque grandi gruppi bancari del Bel Paese.

Il mootivo, come si legge nelle nota, è da ricercare nella fase di recessione economica e nelle misure di austerità adottate in Italia che stanno avendo tra i vari effetti anche una riduzione della domanda nel breve termine.

RIMBORSO INVESTIMENTI RISCHIOSI DA PARTE DELLE BANCHE

Il broker americano ha inoltre sottolineato che i rating delle banche italiane sono fra i più bassi tra le economie avanzate in Europa, segno questo di una loro elevata vulnerabilità alle condizioni operative avverse e che con ogni probabilità sarà la causa un un ulteriore deterioramento nel corso dei prossimi mesi della qualità degli asset e degli utili.

SCALA RATING MOODY’S

Più nel dettaglio, per 10 banche il taglio del rating attuato da Moody’s è stato di un gradino, per otto banche il taglio è stato di due gradini, per sei banche di tre gradini e per altri due istituti il taglio è stato addirittura di quattro gradini. Come anticipato, la scure di Moody’s ha interessato anche alcuni tra i più importanti gruppi bancari italiani, tra questi citiamo: Unicredit, con un downgrade da A2 ad A3; Intesa Sanpaolo con un downgrade da A2 ad A3; Banca Monte dei Paschi con un downgrade di ben due gradini da Baa1 a Baa3; Banco Popolare con un downgrade da Baa2 a Baa3.

Moody’s ha spiegato che nella maggior parte dei casi la portata dei downgrade è stata limitata da alcuni fattori, primo tra tutti il prestito a tasso agevolato offerto dalla Bce e che ha ridotto significativamente il rischio default nel breve termine.

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